Hawad

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Il maestrale si agitava a raffiche, a piccoli vortici dispettosi, come a prevedere l’inizio dell’autunno, in un settembre lucido ed assolato. Così le nuvole, spazzate via senza ritegno, lasciavano lo spazio ai progetti per una giornata quasi estiva nella quale Aix-en-Provence mostrava tutto il suo splendore. Hawad, il grande poeta tuareg abitava nel cuore della città, in un vecchio palazzetto chiuso fra altre costruzioni poco lontano da una delle piazze principali attraversate da decine di persone e soprattutto da molti giovani.

Suonai il campanello, ero arrivata dopo un sofferto giro di sensi unici che non riuscivo a capire. Il piccolo portone colorato si aprì automaticamente e una volta entrata affrontai la scala a chiocciola, stretta, di legno come in una vecchia abitazione coloniale. Su, su che pareva di essere nella salita di Notre Dame di Parigi prima di arrivare alla prima terrazza. Salire senza tregua fino a quando la scala a chiocciola fu interrotta da un’altra porta, quella di casa stavolta. Lui era lì, alto, magrissimo, con un gran bouquet di capelli crespi sale e pepe ed un mezzo sorriso di benvenuto. Le mani, meravigliose, allungate per salutare. Eppure dicevano che era un uomo dal carattere difficile. Sapevo in quel momento, comunque, che la realizzazione del suo libro di cui dovevamo parlare non sarebbe stata delle più semplici, come tutte le volte che si ha di fronte una grande personalità….. (Ludovica Cantarutti)

L’Associazione “via Montereale” realizzerà a breve un volume con un’opera inedita di Hawad. Seguiteci e vi sveleremo per quando l’evento

 

 

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Hawad discute con Ludovica Cantarutti sul progetto della pubblicazione del suo libro da parte dell’Associazione “via Montereale”

 

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Primo piano del libro dove solitamente Hawad scrive le sue opere. La scrittura è il Tifinagh

 

 

Servizio fotografico di Udo Koehler